Imprese e Startup

Educazione allo sviluppo della coscienza imprenditoriale

Qualche mese fa ho presentato sull’argomento un disegno di legge di iniziativa parlamentare.

Ecco il perché della proposta di legge:

Onorevoli colleghi,

sempre più spesso si sente parlare di fuga dei cervelli, intendendo la perdita di capitale umano dovuto al disinvestimento economico da ambienti non favorevoli all’impresa. Il fenomeno desta molta preoccupazione perché rischia di rallentare il progresso culturale, tecnologico del nostro paese, della nostra bella Sicilia, fino a rendere difficile lo stesso ricambio della classe docente.

Molti giovani neolaureati interessati ad utilizzare e sviluppare le proprie capacità lasciano l’Italia poiché non riescono a trovarvi posizioni adatte alle loro capacità, ben remunerate e soprattutto con migliori prospettive di fare carriera.

E’ proprio nell’ottica di arginare questa fuga di capitale umano, questa fuga di cervelli, e per ripristinare uno sviluppo economico ormai perso, che si inserisce l’importanza dell’insegnamento della cultura d’impresa.

Ogni essere umano è dotato di intelletto e quindi capace di pensare ed avere delle idee. Tra queste, capita che ci sono quelle idee che vorremmo tanto far diventare il nostro lavoro, soprattutto una in particolare, che ci suggerisce l’ipotesi di farla diventare un servizio o un prodotto che possa essere utile agli altri e che possa procurare, dunque, lavoro a noi.

Ma l’idea creativa da sola non è sufficiente. Inizialmente siamo spettatori della nostra idea e capire se essa potrà cambiare o almeno migliorare le abitudini di qualcuno, capire a chi essa si rivolge o, ancor meglio, capire chi ad essa si rivolgerà, sono le prime analisi che il mercato oggi richiede, e la vera innovazione non risiede nella tecnologia che si utilizzerà, ma nell’aver capito se esiste un pubblico che abbia necessità di quello che proponiamo, al di là degli strumenti che si utilizzeranno per soddisfarla. Solo in seguito a questa analisi, se l’esito sarà positivo, si provvederà a capire gli strumenti da impiegare.

Ecco queste analisi, che ci trasformano da spettatori della nostra idea in protagonisti, costituiscono il focus della cultura d’impresa.

La cultura d’impresa attualmente è insegnata a scuola in molti Paesi europei, nel Regno Unito, in Francia, in Germania. La diffusione dell‘imprenditorialità tra i più giovani è inserita dalla Commissione Europea negli obiettivi di Lisbona, e alcune esperienze sono state sperimentate anche in Italia.

Nel nostro Paese il sistema di istruzione di secondo livello (università, master) è già in grado di formare adeguatamente. Ma non è sufficiente. La cultura d’impresa, nella diverse sfaccettature, marketing, tributi, gestione aziendale, start up, andrebbe insegnata a scuola.

Un esempio che questa strada è percorribile ci è fornito da un protocollo d’intesa sottoscritto nel 1999 e a tutt’oggi vigente, tra la Camera di Commercio di Firenze, la Provincia di Firenze, l’Ufficio Scolastico Provinciale di Firenze e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana. Il progetto è rivolto agli alunni della Scuola Secondaria Superiore della Provincia di Firenze ed ha lo scopo di promuovere e diffondere all’interno della scuola iniziative volte alla valorizzazione ed al rafforzamento della cultura economica, all’interazione fra il mondo della scuola con quello delle imprese e del lavoro, nell’ottica della riforma scolastica di alternanza scuola-impresa. Le scuole si sono manifestate tutte disponibili ed efficienti nel fornire gli spazi adatti alle attività organizzate dalla Camera
di Commercio. L’atteggiamento positivo dei professori ha giocato un ruolo chiave nella riuscita degli incontri, contribuendo sensibilmente alle opportunità formative che ogni scuola è in grado di offrire ai propri alunni e ampliando in questo modo la possibilità di avere una maggiore conoscenza del mercato del lavoro.

Visto questo esempio, che ad oggi fornisce dei risultati tangibili e avendo studiato altri modelli europei, che si inserisce il mio disegno di legge, sull’inserimento nel piano scolastico della scuola media superiore delle ore di educazione allo sviluppo della coscienza imprenditoriale ed economica del territorio. La difficile situazione economica che, a fine giornata, potrebbe essere un alibi al disimpegno, deve diventare il mattino seguente invece lo stimolo positivo al miglioramento.

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.
Finalità

1. La Regione promuove l’educazione all’attività di impresa e sostiene il ruolo dell’imprenditore, tutelando il valore dell’azienda e il prestigio del fare impresa etica e sociale, elementi idonei a sensibilizzare i giovani ad avviare un’attività imprenditoriale e alla cultura del rischio.

2. La Regione incentiva l’auto-imprenditorialità definendo i tratti distintivi dell’artigiano e valorizzando gli elementi caratterizzanti la cultura d’impresa, al fine di trasformare gli artigiani in imprenditori artigiani.

3. Ai sensi dell’articolo 2, lettera 1) della legge 28 marzo 2003, n. 53, nell’ambito della quota riservata alla Regione, i piani di studio personalizzati del sistema educativo di istruzione e formazione relativi al primo ciclo di istruzione contengono, nel rispetto dell’autonomia scolastica, l’insegnamento della disciplina denominata Educazione allo sviluppo imprenditoriale’, per una durata non inferiore a due ore settimanali.

4. La Regione, al fine di contribuire alla promozione della cultura d’impresa, sostiene le istituzioni scolastiche del secondo ciclo (licei e sistema dell’istruzione e della formazione professionale) attraverso finanziamenti finalizzati all’attivazione di laboratori di studio e approfondimento dei valori dell’azienda e del fare impresa’, con particolare riguardo allo sviluppo imprenditoriale.

5. L’insegnamento della disciplina denominata Educazione allo sviluppo imprenditoriale’ costituisce il fondamento per la costruzione della cultura di impresa etica e sociale, base fondamentale della legalità, e nell’arco dei percorsi di istruzione e formazione, mira all’acquisizione di una matura coscienza a tutela dello sviluppo economico del territorio siciliano.

6. Per l’insegnamento della disciplina di cui al comma 3 e 4 sono previsti appositi moduli didattici, declinati in unità teoriche, e tirocini formativi caratterizzati da visite presso le aziende e le associazioni di categoria essenziali per l’apprendimento dei molteplici aspetti dell’attività imprenditoriale e per lo studio e l’analisi dei dati dell’impresa e dell’imprenditore.

Art. 2.
Obiettivi formativi

1. Gli obiettivi generali della disciplina Educazione allo sviluppo imprenditoriale’ sono:

a) definire e marcare i tratti distintivi dell’imprenditore e dell’impresa;

b) studiare gli elementi tipici e caratterizzanti la cultura d’impresa;

c) sviluppare l’attitudine dell’impresa etica e sociale;

d) aiutare i giovani a diventare responsabili del proprio destino e della propria realizzazione, fornendo alcuni spunti e strumenti per esplorare talenti, capacità e skills imprenditoriali e spingerli a investire sul sapere’, sul saper fare’ e sul saper essere’ in un triangolo fatto di elementi che si rinforzano reciprocamente.

Art. 3.
Indirizzi per la quota regionale e l’elaborazione dei piani di studio personalizzati

1. Con decreto del Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per l’istruzione e la formazione professionale, da emanarsi entro 90 giorni  dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della competente Commissione legislativa di competenza dell’Assemblea regionale siciliana, sono stabiliti gli indirizzi per l’elaborazione dei piani di studio personalizzati relativi alla quota di competenza della Regione, in osservanza dei principi e degli obiettivi fissati agli articoli 1 e 2.

2. Gli indirizzi esprimono, nel rispetto dell’autonomia scolastica, i criteri per la qualificazione territoriale dell’offerta formativa delle scuole del primo, le competenze attese al termine dei percorsi di istruzione e le aree prioritarie di intervento.

Art. 4.
Laboratori per lo sviluppo imprenditoriale

1. L’Assessore regionale per l’istruzione e la formazione professionale è autorizzato ad erogare, entro il 31 settembre di ogni anno, agli istituiti scolasticidel secondo ciclo che ne facciano richiesta fino a 4 migliaia di euro per l’istruzione dei laboratori di cui all’articolo 1, comma 4.

2. Gli istituti scolastici hanno l’obbligo di rendicontare le somme percepite entro il 31 maggio dell’anno successivo, restando esclusi dal finanziamento per i successivi 2 anni qualora la rendicontazione risultasse carente o insufficiente.

3. L’Assessore regionale per l’istruzione e la formazione professionale, fermo restando la competenza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, disciplina le modalità di svolgimento dei laboratori con proprio decreto.

Art. 5.
Incarichi a docenti ed esperti

1. Con decreto di cui all’articolo 3, sono fissati anche i criteri, i termini e le modalità per la presentazione delle domande da parte delle persone interessate all’insegnamento della disciplina indicata all’articolo 1.

2. I candidati che aspirino all’incarico sono individuati sulla base di apposite graduatorie, formulate dalle singole istituzioni scolastiche, secondo i seguenti parametri di priorità:

a) docenti di ruolo interni con comprovate competenze ed esperienze nel campo dell’educazione allo sviluppo imprenditoriale;

b) docenti a tempo determinato che siano inseriti nella graduatoria d’istituto per aver fatto richiesta di insegnamento della disciplina, con comprovate competenze ed esperienze nel campo dell’educazione allo sviluppo imprenditoriale, con precedenza per coloro che siano residenti nel comune ove è ubicata l’istituzione scolastica.

3. Per l’espletamento delle attività di cui all’articolo 3, potranno essere conferiti incarichi di natura occasionale, a titolo gratuito, ad esperti appartenenti alle associazioni di categoria o ad imprese private regolarmente iscritte alla CCIAA ed in regola con i versamenti contributivi dell’anno in corso.

Art. 6.
Fondo per l’educazione allo sviluppo della coscienza imprenditoriale

1. Presso l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale è istituito il Fondo per l’educazione allo sviluppo della coscienza
imprenditoriale, destinato al finanziamento delle finalità della presente legge.

2. Il Fondo è alimentato:

a) dagli stanziamenti di bilancio della Regione;

b) dal Piano Giovani;

c) da contributi e risorse dello Stato e dell’Unione Europea.

3. Le norme per l’amministrazione e la gestione del Fondo sono emanate con decreto dell’Assessore regionale per l’istruzione e la formazione professionale di concerto con l’Assessore regionale per l’economia, entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge.

4. Per le finalità del presente articolo è autorizzata, per l’anno 2015, la spesa di 4 milioni di euro e di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2017.

5. Con decreto dell’Assessore regionale per l’istruzione e la formazione professionale, da emanarsi annualmente entro il 30 giugno, si provvede alla ripartizione tra le istituzioni scolastiche della Sicilia delle risorse finanziarie, garantendo a ciascuna un contributo proporzionale alla popolazione scolastica esistente.

Art. 7.
Disposizioni transitorie

1. La presente legge trova applicazione a far data dall’inizio dell’anno scolastico 2015-2017.

Art. 8.
Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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